Progettare uno spazio senza disagio

Progettare uno spazio senza disagio

Dopo l’ispezione ordinata dall’assessore Vladimir Kosic e le conseguenti polemiche su presunti sprechi dell’Azienda sanitaria di Trieste, abbiamo intervistato l’ingegner Antonio Villas. Villas si è occupato di recuperare numerosi spazi della sanità pubblica e ha dato un importante contributo al restauro e all’arredamento delle strutture deputate all’assistenza delle persone con problemi di salute mentale. Lo abbiamo intervistato per conoscere meglio il suo lavoro e la natura dei suoi interventi architettonici, per sapere cosa ne pensi delle critiche sollevate dal centro-destra regionale e per capire quale filosofia sociale ed estetica sia alla base delle decisioni di chi restaura spazi pensati per accogliere il disagio.

3 Risposte a “Progettare uno spazio senza disagio”

  1. Giulio Says:

    A Trieste, riconoscetelo, non è che ci sia una intensa vita e produzione culturale. Allora perché, quando la vostra città riesce a produrre qualcosa di eccellente, come il lavoro di Villas e di quanti lo hanno permesso, masochisticamente permettete che venga annientato? Svegliatevi!

  2. Luisa Says:

    Non si tratta di produrre qualcosa di “culturale” ma di utile per gli utenti e per gli operatori. Gli arredi scelti dall’architetto, secondo me, non sono usufruibili, soprattutto da parte di persone malate. I malati che si rivolgono alla sanità non sono solo quelli mentali ma anche quelli con problemi fisici. Gli arredi possono essere bellissimi ma se non sono funzionali non servono a niente, secondo me. E poi mi sembra un po’ eccessivo che un’azienda sanitaria paghi più di 200.000 € in tre anni ad un architetto affinchè solo SCELGA l’arredamento, soprattutto se ne ha già di regolarmente assunti. E con questo non voglio assolutamente che il sig. Villas non sia un bravo architetto! Si fa tanta economia sull’assumere infermieri che mancano sempre di più e sul pagare loro le prestazioni extra orario, quindi ritengo che si sarebbe dovuto essere più oculati nelle spese per gli arredi. Non siamo alla Biennale ma in un posto in cui si fa sanità!

  3. maria Says:

    non sono d’accordo con Luisa. Nella mia sede di lavoro (via san marco 11) l’utenza apprezza moltissimo sia lo stile che il decoro degli spazi (”l’ambiente mi fa sentire meglio”); mai rilevati problemi dagli operatori o dagli utenti, anzi. Una famosa architetta diceva “una casa brutta crea disagio interiore” e mi pare che noi di disagio (fisico e psico) ci dovremmo occupare. Non vorrei essere banale ma la dimensione fisica non è staccata chirugicamente da quella psichica, siamo tutt’uno, o no? e se questo è vero perchè ci devono essere degli spazi fatti in un certo modo per i malati “fisici” e invece in un altro per i “mentali”? qual’è la logica?
    Inoltre personalmente penso che l’estetica sia etica, o meglio si dà valore e credito (ai nostri utenti, agli operatori) anche attraverso la qualità degli spazi che devono trasmettere cura, freschezza, pulizia e…ebbene sì BELLEZZA!

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