Marco Cavallo: un simbolo di libertà

Posted on: febbraio 7, 2010

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Il primo Laboratorio “P” - Marco Cavallo:
Nel gennaio 1973, nel Padiglione “P”, uno dei primi reparti svuotati da Basaglia, arrivano gli artisti, tra cui Giuliano Scabia, uomo di teatro, scrittore, regista, attore e Vittorio Basaglia, pittore e scultore. Il laboratorio accoglie centinaia di ricoverati, invitati a scrivere, disegnare, raccontare, partecipare, esprimersi. Angelina Vitez, una ricoverata, disegna un cavallo, lo divide in 6 scomparti in cui disegna un vaso di fiori, un’oca, una pentola, una casa, un albero, Pinocchio. Così nasce Marco Cavallo, realizzato da Vittorio Basaglia in legno e cartapesta. Nella sua pancia conterrà i desideri dei ricoverati: l’orologio di Dino Tinta (che potendo uscire voleva poter sapere quando arrivava l’ora di ritornare in manicomio), il porto con le navi della giovinezza di Ondina, le Marie, il fiasco di vino, le scarpe, la corsa, l’amico, la libertà. Il cavallo uscirà dal manicomio il 25 marzo 1973, e dietro i matti, i medici, gli infermieri, i volontari, gli artisti. Il muro del manicomio cadeva.
Il Laboratorio “P” è stato uno degli strumenti fondamentali per arrivare al superamento dell’istituzione manicomiale. Grazie ad esso il mondo esterno è entrato ‘dentro’ e i matti sono usciti ‘fuori’. Le problematiche interne al manicomio sono diventate problematiche sociali, del territorio, e le persone internate hanno iniziato a usufruire delle risorse offerte dalla società.
Il Laboratorio “P” durerà alcuni anni.

Testi estratti da:
“Non ho l’arma che uccide il leone. Storie dal manicomio di Trieste.”
Giuseppe Dell’Acqua. EL Edizioni, 1980 Trieste

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