Sette interviste sull’attualità dell’arte pubblica per una Trieste radiosa

Sette interviste sull’attualità dell’arte pubblica per una Trieste radiosa

Il videomaker Carlo Pacorini e l’artista Massimo Premuda hanno realizzato una serie di interviste sulla complessa operazione di arte pubblica “La città radiosa”, dedicata ai luoghi abbandonati di Trieste e della sua Provincia, curata da Maria Campitelli ed innescata dal Gruppo78 International Contemporary Art.
Dalle vive voci di alcuni dei protagonisti di questa iniziativa di arte pubblica, gli architetti Lucia Krasovec Lucas ed Elena Marchigiani (docente di Progettazione Urbanistica, Facoltà di Architettura, Università di Trieste), gli artisti Fabiola Faidiga e Massimo Premuda, i fotografi Paola Vattovani e Carlo Andreasi (incaricati della mappatura del sito interattivo) e Maria Campitelli, presidente del Gruppo78, si può dunque ben capire quali siano le linee guida di tutto il progetto, dalla mappatura alle idee progettuali fino ad arrivare alla realizzazione degli interventi ipotizzati.

Fascinosi da sempre, i “luoghi abbandonati”, siano essi strutture architettoniche fatiscenti, deposito di memorie rimosse, o spazi aperti “indecisi”, deantropizzati, privi di funzione, oggi essi suscitano nuova attenzione ed interesse, in una rilettura del territorio urbanizzato e non. All’eccesso di pianificazione, di organizzazione razionale, di invasivo costruire – sì da annullare le distanze tra città e città, riducendo campagne, boschi, prati - in sostanza alla saturazione del concetto di urbanizzazione, si contrappone una ricerca e una valorizzazione dello scarto, di ciò che si insinua tra il costruito, di ciò che rimane al margine, che nella imperante mentalità occidentale è lasciato da parte perché non produttivo. Questa tendenza opposta all’urbanizzazione è in atto ormai da tempo, portata avanti da gruppi come gli Stalker a Roma (il cui nome riconducendoci al celebre film di Tarkovskij, è tutto un programma) o, su un altro versante, quello dei territori naturali liberi intesi come rifugio delle diversità, perseguiti dal grande paesaggista Gilles Clement. Insignificanti frammenti territoriali, di cui è intessuta ogni regione, nel loro abbandono garantiscono diversità biologiche altrimenti schiacciate dal cemento. E torna utile ricordare, a questo proposito, anche il lavoro dell’artista Jef Geys “Quadra medicinale” presentato al padiglione del Belgio all’attuale 53° Biennale di Venezia che è un’indagine svolta con scientifica precisione e nel contempo con una poetica visualizzazione, sulle piante spontanee che crescono ai margini delle costruzioni in qualsiasi centro abitato.
Gli Stalker appunto parlano di “territori attuali” che costituiscono il negativo della città costruita, “luoghi del divenire inconscio dei sistemi urbani” dove “attuale” significa “diventare altro” in proiezione futura. Luoghi della trasformazione dunque, con ipotesi di ridefinizione e di rinascita tra gli anfratti di una natura non costretta, ancora indomita spesso intrecciata, in imprevedibili rapporti, con residui strutturali ormai deantropizzati.
info: www.lacittaradiosa.eu
www.gruppo78.it

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