La Giornata Internazionale della Pace e dei diritti umani.

Inserito il: 18 settembre 2012
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La Giornata Internazionale della Pace è stata istituita dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite nel 1981 per “rafforzare gli ideali della pace tra le nazioni e i popoli”.

Venti anni dopo, l’Assemblea Generale scelse il 21 settembre come data per celebrare ogni anno tale ricorrenza, elevata simbolicamente a “giorno di sospensione delle ostilità e della violenza in tutto il mondo […] promuovendo l’educazione e la consapevolezza pubblica e la cooperazione per il raggiungimento di una tregua globale”.

Al fine di incoraggiare una maggiore consapevolezza su questa importante giornata, le Nazioni Unite invitano le persone di tutto il mondo ad inviare, per il 21 di settembre, messaggi di pace.  Gli Uffici delle Nazioni Unite di molti Paesi stanno organizzando campagne per celebrare la giornata, fiancheggiati dai numerosi mass media che hanno deciso di sensibilizzare i propri utenti su questi argomenti.

Quest’anno, in cui si celebrano il 60esimo anniversario della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani e dell’attività di peacekeeping delle Nazioni Unite, la Giornata Internazionale della Pace offre l’opportunità di mettere in luce la relazione cruciale tra pace e diritti umani, sempre più riconosciuti come valori strettamente interconnessi. Nel periodo successivo alla II Guerra mondiale, i leader mondiali riconobbero che “la mancanza di considerazione e il disprezzo per i diritti umani avevano portato ad azioni barbare” auspicando “l’avvento di un mondo in cui gli esseri umani potessero godere la libertà dalla paura e dal bisogno”.800x350

Oggi stiamo ancora lottando per realizzare questa visione. I troppi conflitti di cui siamo quotidianamente spettatori indiretti, sono causa di inutili perdite di vite umane e hanno un impatto devastante sulle strutture su cui si fonda la società, come il sistema educativo, sanitario e giudiziario ed il mantenimento della legalità e dell’ordine pubblico.

Tra le iniziative più significative della Giornata Internazionale della Pace si segnala il Pledge to Peace, la Dichiarazione d’intenti indirizzata verso la concordia e la responsabilità personale che ognuno ha verso la pace firmata il 28 novembre 2001 a Bruxelles, presso il Parlamento Europeo, sotto il patrocinio dal 1° Vice Presidente Gianni Pittella. Si tratta di un progetto volto a promuovere e sviluppare in ambito europeo iniziative a favore della pace nella sua accezione più universale, per una società basata sulla dignità della persona, sul benessere, sulla solidarietà, sull’uguaglianza, sulla libertà tra i popoli, per promuovere lo sviluppo e l’educazione alla pace e migliorare il benessere delle persone.  Il Pledge to Peace, oltre ad essere un documento unico nel suo genere, il primo in ambito istituzionale europeo, costituisce lo strumento destinato a creare le premesse per dare inizio, attraverso l’adesione di altri soggetti pubblici e di organismi interessati, ad una larga partecipazione verso azioni indirizzate a costruire un mondo di pace e di dignità per tutti gli esseri umani.

La Dichiarazione si basa sui principi fondanti dell’Unione Europea e, in particolare, sui principi fondamentali del Trattato di Lisbona del 2009 e della Carta dei Diritti Fondamentali dell’Unione Europea contenuti nella Dichiarazione di Nizza del 2000 e prende ispirazione dalle idee messe in risalto dall’Ambasciatore di Pace Prem Rawat durante la Conferenza presso il Parlamento Europeo che, nel novembre 2011, ha dato inizio al Pledge to Peace.

La Dichiarazione, inoltre, incoraggia i firmatari ad adoperarsi per identificare, sviluppare e valorizzare la cultura della pace all’interno dell’Unione Europea, consentendo a ciascuno di agire in piena autonomia, ma tendendo al contempo a promuovere sinergie ed ipotesi di collaborazione reciproca con gli altri soggetti che vi aderiscono.

Il supporto logistico e di coordinamento della Dichiarazione di Bruxelles viene assicurato da una segreteria allestita a cura dell’Associazione Percorsi, un’organizzazione che promuove svariate iniziative in favore della pace. ONG con sede in Italia, Percorsi è stata costituita con il sostegno del Senatore a vita Emilio Colombo, uno dei padri fondatori dell’Unione Europea.

Ciascun firmatario del Pledge to Peace, in occasione della Giornata della Pace delle Nazioni Unite 2012, è invitato a  rendere note le iniziative intraprese a sostegno della pace.

Per favorire una maggiore riflessione e consapevolezza sul valore della pace nella vita delle persone, riportiamo parte dell’ importante e significativo discorso che Prem Rawat ha tenuto al Parlamento Europeo in occasione della nascita del Pledge to Peace:

“Qualcuno una volta mi ha chiesto il significato di ‘democrazia’, gli ho risposto:“La democrazia è quando pochi servono molti.” Oggi che cos’è diventata la democrazia? Molti che servono pochi! Questa non è democrazia. Io non sono un politico, sono un essere umano che ha molto a cuore i principi fondamentali e la possibilità della pace su questa terra. Qualunque cosa accada, occorre dare alla pace l’opportunità di fiorire, è l’unica cosa che non abbiamo ancora provato, mio Dio, abbiamo già provato tutto il resto! Ebbene, a questo punto, si tratta solo più di ripetizioni.

L’unica cosa che non abbiamo ancora provato è dare una possibilità alla pace e naturalmente, la gente chiede:“Dov’è la pace? Che cos’è la pace?” Assenza di guerra? No! No! Quando sei stanco, magari hai mal di testa, forse ti fa male un braccio, forse hai male in tutto il corpo, hai sonno, hai fame, ti senti stanco, quindi, se si elimina il mal di testa, va tutto bene? No, quello è solo un sintomo.

La guerra ha luogo perché le persone hanno smesso di rispettarsi a vicenda: idee, principi, definizioni, regole, sono diventate più importanti delle persone e quando questo avviene, la guerra non solo imperversa fisicamente, ma ti si impone mentalmente.

La pace sta nel cuore degli esseri umani, non nella mente degli esseri umani.

Quindi, vi faccio umilmente presente un semplice fatto, il semplice fatto che la soddisfazione non è lontana da voi, la pace non è lontana da voi, non lo è mai stata e non lo sarà mai. E la pace non è un lusso, il processo della pace non è di creazione, ma di scoperta, il processo della pace non è di generazione, ma si tratta di togliere tutto ciò che ci si è stratificato sopra, anno dopo anno dopo anno.

La distanza che ci separa dalla luna non è grande quanto la distanza da un essere umano all’altro e sfortunatamente, non vi è missile o veicolo spaziale che possa coprire quella distanza. Riguarda voi, amici miei, riguarda me, noi condividiamo il tempo che passiamo su questo pianeta, sta a noi usare le nostre risorse, la nostra intelligenza e la bontà dei nostri cuori per portare la pace su questo pianeta terra, non importa quanto ci possa sembrare impossibile.

C’è una cosa che è in nostro potere: è di usare la nostra determinazione e il nostro ingegno per superare qualsiasi ostacolo, non c’è ostacolo grande abbastanza per la nostra risoluzione, per la nostra determinazione. Abbiamo investito nel passato e abbiamo investito nel futuro, è ora di investire nel presente perché,  forse non l’avete notato, ma è lì che passiamo la maggior parte del tempo, non nel futuro, né nel passato.

È l’investimento nel presente che influenzerà in maniera determinante le generazioni future. Il seme che piantiamo ora è il raccolto della prossima stagione e questo, non ce lo possiamo dimenticare. Non possiamo affezionarci all’idea di “me, me, me, me”, quello che ci propone la società in cui viviamo:“me, me, me, me” al punto che il “tu, tu, tu” non esiste nel nostro vocabolario.

Io non sto lottando per voi e non sto lottando per me stesso, sto lottando per noi, tutti noi, sul pianeta terra. un giorno alla volta, una persona alla volta, la determinazione in favore della pace è ciò che cambierà volto all’umanità, gli uomini potranno riappropriarsi della loro posizione, quella che appartiene loro di diritto.

In questo momento siamo arrivati al fondo, non è lì che dobbiamo stare, ma in cima. I sistemi dovrebbero servire l’umanità, non l’umanità servire i sistemi. Questa, per me, è la possibilità.”  Prem Rawat Parlamento Europeo 28 novembre 2011.

TRIESTE 2010: che cos’è “salute mentale” - Tutte le plenarie in diretta web!

Inserito il: 8 febbraio 2010
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A partire da mercoledì 10 febbraio sino a sabato 13 febbraio, FVG24.it trasmette tutte le sessioni plenarie, dalle 9.00 c.a alle 13.00 c.a, in diretta dal Teatrino di San Giovanni di Trieste. Si comincia mercoledì con la sessione “Diritti globali e istituzioni/Crimini di pace (The Winter of our Discontent”.

“Trieste 2010: che cos’è salute mentale?” al via domani i workshop

Inserito il: 8 febbraio 2010
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Si apre domani (martedì 9 febbraio), alle 15, il meeting “Trieste 2010: che cos’è salute mentale?”: in programma un ciclo di seminari dalle 15 i SEMINARI che vedranno la partecipazione, fra gli altri, di Giuliano Scabia, Giuseppe Dell’Acqua, Gloria Carlesso, Alan Rosen, Maria Grazia Giannichedda, Giorgio Bignami, Pier Aldo Rovatti, Paolo Cendon e Franco Scarpa. In particolare, al workshop su  “La narrazione e i suoi linguaggi”  parteciperanno il regista Giuliano Scabia, l’attore Claudio Misculin, gli psichiatri Giuseppe Dell’Acqua e Matteo Impagnatiello, e in veste di narratori Alice Banfi, Madia Marangi e Federico Scarpa. Fra i relatori ospiti nei prossimi giorni al meeting spiccano psichiatri, sociologi, antropologi e filosofi di rilievo mondiale:  come Nikolas Rose, recente autore del volume “La politica della vita” (Einaudi), Robert Castel, teorico fra i più attenti alle questioni del manicomio prima ed oggi dell’insicurezza sociale, l’economista brasiliano Paul Singer, sottosegretario nel suo Paese per l’economia solidale, Steven Segal, direttore della Scuola di Welfare dell’Università di Berkeley, l’australiano Alan Rosen e lo statunitense Richard Warner, tra i più significativi esponenti di una psichiatria sociale e di comunità attenta ai cambiamenti dei servizi, i docenti, ricercatori e saggisti Pier Aldo Rovatti ed Edoardo Boncinelli, la sociologa e docente Ota de Leonardis, e inoltre Benedetto Saraceno, direttore del Dipartimento Salute Mentale dell’OMS, Matt Mujien responsabile dell’OMS Europa, Luciano Carrino, rappresentante del Comitato Scientifico Inter Agenzie delle Nazioni Unite per la Cooperazione allo Sviluppo Umano.

Poesia di Alda Merini (1931-2009)

Inserito il: 7 febbraio 2010
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Sono nata il ventuno a primavera
ma non sapevo che nascere folle,
aprire le zolle
potesse scatenar tempesta.
Così Proserpina lieve
vede piovere sulle erbe,
sui grossi frumenti gentili
e piange sempre la sera.
Forse è la sua preghiera.

[ Alda Merini, da Vuoto d'amore, 1991]

Trieste 2010: cos’è la salute mentale?

Inserito il: 7 febbraio 2010
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Il Dipartimento di Salute Mentale dell’Azienda per i Servizi Sanitari n. 1 Triestina

organizza Trieste 2010: che cos’è la “salute mentale”? Per una rete mondiale di salute di salute comunitaria.

INCONTRO INTERNAZIONALE  9 - 13 FEBBRAIO

San Giovanni Parco Culturale

Per il programma:

www.trieste2010.net


Marco Cavallo: un simbolo di libertà

Inserito il: 7 febbraio 2010
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www.triestesalutementale.it

Il primo Laboratorio “P” - Marco Cavallo:
Nel gennaio 1973, nel Padiglione “P”, uno dei primi reparti svuotati da Basaglia, arrivano gli artisti, tra cui Giuliano Scabia, uomo di teatro, scrittore, regista, attore e Vittorio Basaglia, pittore e scultore. Il laboratorio accoglie centinaia di ricoverati, invitati a scrivere, disegnare, raccontare, partecipare, esprimersi. Angelina Vitez, una ricoverata, disegna un cavallo, lo divide in 6 scomparti in cui disegna un vaso di fiori, un’oca, una pentola, una casa, un albero, Pinocchio. Così nasce Marco Cavallo, realizzato da Vittorio Basaglia in legno e cartapesta. Nella sua pancia conterrà i desideri dei ricoverati: l’orologio di Dino Tinta (che potendo uscire voleva poter sapere quando arrivava l’ora di ritornare in manicomio), il porto con le navi della giovinezza di Ondina, le Marie, il fiasco di vino, le scarpe, la corsa, l’amico, la libertà. Il cavallo uscirà dal manicomio il 25 marzo 1973, e dietro i matti, i medici, gli infermieri, i volontari, gli artisti. Il muro del manicomio cadeva.
Il Laboratorio “P” è stato uno degli strumenti fondamentali per arrivare al superamento dell’istituzione manicomiale. Grazie ad esso il mondo esterno è entrato ‘dentro’ e i matti sono usciti ‘fuori’. Le problematiche interne al manicomio sono diventate problematiche sociali, del territorio, e le persone internate hanno iniziato a usufruire delle risorse offerte dalla società.
Il Laboratorio “P” durerà alcuni anni.

Testi estratti da:
“Non ho l’arma che uccide il leone. Storie dal manicomio di Trieste.”
Giuseppe Dell’Acqua. EL Edizioni, 1980 Trieste